Il delitto di via Poma: 30 anni di indagini e di misteri

Il delitto di via Poma: 30 anni di indagini e di misteri

Sono trascorsi trent’anni da quel maledetto 7 agosto del 1990, giorno in cui il corpo senza vita di Simonetta Cesaroni venne rinvenuto nell’ufficio dell’A.I.A.G. di via Poma n. 2 a Roma.

Il reporter e documentarista Paolo Cochi lo ha definito: “un delitto senza giustizia” ed ha ragione purtroppo. Nonostante le numerose piste investigative tenute negli anni, i familiari della povera Simonetta non hanno potuto percorrere la strada della verità.

Questo caso, divenuto famoso come “il delitto di via Poma”, ha riscosso un vasto interesse nell’opinione pubblica: libri, trasmissioni televisive e documentari sono stati dedicati all’approfondimento di questo omicidio.

Ho cercato informazioni, letto articoli, visto documentari, senza mai trovare le risposte che da tempo aspettavo. Ad un certo punto mi sono imbattuta in un libro particolare intitolato: “Via Poma oltre la Cassazione” edito da Runa Editrice. Un testo basato solo ed esclusivamente sui documenti ufficiali raccolti dagli atti processuali d’indagine, scritto da Paolo Cochi insieme all’Avvocato Paolo Loria ed il criminologo Francesco Bruno.

Questo scritto è autentico, di impatto e soprattutto non romanzato! La sua divisione in tre sezioni distinte(narrazione dei fatti, parte legale e criminologica), permette al lettore di entrare direttamente all’interno della vicenda, senza aggiungere dati infondati e non rilevanti ai fini dell’indagine.

Ma torniamo alla vicenda e ripercorriamo in breve quel 7 agosto.

Il delitto di via Poma: 30 anni di indagini e di misteriSecondo le indagini Simonetta avrebbe raggiunto l’ufficio dell’A.I.A.G. (Associazione Italiana Alberghi per la Gioventù) di via Carlo Poma n.2, dopo le 15 e 30. In questo ufficio la Cesaroni avrebbe dovuto inserire la contabilità al computer per due volte la settimana: martedì e giovedì dalle 15 e 30 alle 19 e 30. Questo secondo lavoro le venne proposto dal suo capo Salvatore Volponi insieme al suo socio Bizzocchi.

Una volta raggiunto il luogo di lavoro, però, di Simonetta non si avrà più traccia, fino al momento del ritrovo del suo cadavere intorno alle ore 23 e 40. L’ultima notizia risale ad una presunta telefonata che la stessa avrebbe effettuato da via poma alla signora Luigina Berrettini:

“Ho sentito Simonetta per l’ultima volta verso le 17 e 15 circa, allorquando la stessa, telefonandomi a casa, mi aveva chiesto alcuni chiarimenti circa l’inserimento nei computer di alcuni dati della residenza universitaria della casa dello studente di via Cesare de Lollis….Alle ore 17 e 25 circa ho richiamato la Simonetta presso gli uffici di via Carlo Poma, dandole quanto le occorreva per l’inserimento da lei richiesto poco prima”.

A ritrovare il cadavere furono il capo Salvatore Volponi, seguito dal figlio Luca, la sorella della vittima ed il suo fidanzato.

“Il corpo di Simonetta Cesaroni presenta due evidenti ecchimosi ai fianchi, altre al collo e una più lieve alla mano sinistra. Nella ricostruzione l’uomo, una volta atterrata la ragazza, le si è messo a cavalcioni stringendola con le ginocchia. Simonetta è stata accoltellata 29 volte, una delle quali così profondamente da trapassarle il collo da parte a parte”.

Come ben delineato nel libro, Paolo Cochi, descrive l’analisi del corpo e la ricostruzione dell’aggressione utilizzando solo ed esclusivamente le informazioni riscontrate durante le indagini. Ci mostra le foto dell’appartamento di via poma in cui si consumò il crimine, le prime deposizioni raccolte nella notte dell’8 agosto del 1990 dalla Squadra Mobile della Questura di Roma, ci descrive l’arma del delitto e le prime indagini svolte sulla scena del crimine.

A completare il lavoro di Cochi troviamo l’avvocato Paolo Loria, difensore di Raniero Busco (fidanzato di Simonetta ai tempi del delitto) e accusato in primo grado della morte della ragazza. Verrà assolto nei successivi due gradi di giudizio, questo a conferma degli innumerevoli errori e omissioni effettuati soprattutto nella primissima fase delle indagini.

Quanto successivamente riportato dal criminologo Francesco Bruno spiega in maniera impeccabile, tutte le teorie che hanno portato da un colpevole all’altro, senza arrivare a poter affermare con assoluta certezza chi fosse il vero colpevole(il criminologo, però, offrirà numerosi spunti al lettore per poter delineare l’identità del colpevole).

A conclusione di ciò, posso dire di aver ottenuto numerose informazioni grazie alla lettura di questo testo, scritto da tre esperti, che merita assolutamente di essere letto.

“Via Poma oltre la Cassazione” è frutto di un lavoro immane, che ha permesso di mettere nero su bianco l’intera vicenda. La professionalità con cui è stato scritto, facendo esclusivamente riferimento agli atti processuali ed ai documenti ufficiali, rende questa inchiesta unica e completa.

Simonetta Cesaroni merita giustizia e noi ci auguriamo di arrivare alla verità, che possa mettere per sempre la parola fine questa tragica vicenda.

 

 

 

Silvia Morreale 

 

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