Esempio di uso corretto dei social

da | Giu 2, 2020 | Articoli, Blog

Un social celebre per il suo uso ricreativo può diventare uno strumento per divulgare un messaggio e sensibilizzare il vasto pubblico. Parliamo di Tiktok, applicazione nata per creare brevi clip musicali o piccole parodie in playback. Innumerevoli suoi utenti in questa seconda metà di maggio hanno infatti scelto di eclissare la tradizionale spensieratezza di tutti i giorni per focalizzare l’attenzione su un tema particolarmente delicato, ovvero il Denim Day.

Nel 1998 la Corte di Cassazione italiana annullò la condanna per stupro nei confronti di un quarantacinquenne perché la vittima, una ragazza di soli diciotto anni, indossava un paio di jeans aderenti. Pertanto il tribunale stabilì che non sarebbe stato possibile per l’uomo sfilare i vestiti alla vittima senza la sua collaborazione. Ergo lo stupro non era stato un abuso, ma un rapporto consenziente. Fu una pagina vergognosa della storia giuridica italiana.

Per questo quindici anni fa l’associazione Peace Over Violence di Los Angeles lanciò in risposta il movimento Denim Day. Le donne americane scesero in piazza indossando dei blue jeans aderenti per protestare contro lo scandaloso verdetto dando vita a quella che poi è diventata una vera e propria campagna nazionale di informazione e prevenzione contro la violenza sessuale. Nel 2014 è poi nata la Guess Foundation Europe, sempre con lo scopo di promuovere una rivoluzione sociale e una crescente consapevolezza attraverso la cultura e l’educazione.

Tiktok in questo periodo è stato un veicolo, il mezzo scelto da un numero spropositato di donne e uomini che hanno subito un abuso, molestie o violenze per gridare al mondo che nel presente non sono più vittime, ma sopravvissuti. Hanno tutti deciso di mettersi in gioco, di esporsi pubblicamente a viso scoperto. In tantissimi mostrano gli indumenti che indossavano nel momento dell’abuso: jeans strappati, tute, gonne, felpe… Gridano al mondo che non è stata colpa loro. Qualcuno si commuove e piange, ma la maggior parte canta, balla e sorride per dare speranza a chi ha subito da poco una violenza. È possibile uscire dal tunnel, rialzarsi nonostante la ferita e le cicatrici interiori. Non bisogna sentirsi soli. Si può essere forti anche nel dolore. Soprattutto “non si diventa ciò che si è subito”.

TikTok è il luogo ideale per esprimere riflessioni su uno degli argomenti più discussi negli ultimi anni: il cyberbullismo. Il cyberbullismo rappresenta la versione digitale del bullismo. Quell’insieme di comportamenti vessatori che, ripetuti nel tempo, prendono di mira alcune vittime, rendendoli bersaglio di violenza fisica e/o psicologica. Secondo una ricerca condotta in collaborazione tra Università La Sapienza di Roma, Università LUMSA, Università Cattolica di Milano e Università Federico II di Napoli, il fenomeno del bullismo (offline e online) con il 27,8% si conferma al primo posto nella classifica dei rischi connessi al comportamento dei giovani sul web, seguito dal sexting (20,1%) e dall’abuso dei dati personali (24% – 4,3%).

Frank Saccardi, Elisa Maino, Baby Ariel e Jacob Sartorius sono solo alcuni dei nomi più popolari e influenti su Tik Tok. Ogni giorno condividono con i loro milioni di followers brevi clip musicali di successo e sono annoverati nella lista delle ‘’Star’ di questa app. Analizzando il background di ognuna di queste giovani personalità si riesce a trovare un fil rouge che ha a che fare con il bullismo. Paesi, scuole e famiglie diverse ma storie in comune.
Frank Saccardi racconta di aver subito atti di bullismo alle elementari, Elisa Maino nel suo libro dice di essere stata preso in giro a causa dell’acne, Baby Ariel è impegnata attivamente nella causa con campagne contro il bullismo e infine Jacob Sartorius, vittima di attacchi da parte dei suoi coetanei perché amante della recitazione e delle perfomance musicali.

Tutti loro trovano spazio e riscatto su Tik Tok, nuova realtà digitale che permette loro di esprimersi a pieno senza filtri e senza paura. Le loro storie, intrecciate e così simili, portano ad un unico messaggio positivo che arriva alla mente ma soprattutto al cuore dei loro giovani followers.

Ogni tanto ricordo che esiste anche un modo corretto di usare i social, quello che aiuta le persone a fare comunità e non banalmente a sfogare odio e frustrazione.