Anche se l’Italia ha fatto notevoli progressi contro il bullismo e il cyberbullismo con varie strategie di tutela, il cyberbullismo è comunque un fenomeno in crescita.
Tra il 2017 e il 2018 i casi che hanno coinvolto minori trattati dalla Polizia postale sono cresciuti del 10%, e nel 9% dei casi si trattava di ricatti a sfondo sessuale.
A dare problemi seri sono Whatsapp, Telegram e Tik Tok. Risalire agli autori dei reati, in casi in cui video e foto viaggiano di telefonino in telefonino è molto complicato perché non esistono in questi casi server centrali da cui attingere i dati degli utenti.
Per contrastare i molestatori online, l’Italia ha introdotto a maggio del 2017 la legge Ferrara (Legge n. 71/2017). Con questo provvedimento i minori che hanno più di 14 anni, possono richiedere ai siti e social di rimuovere i contenuti violenti entro 24 ore.
In conclusione penso che la strategia migliore per combattere il bullismo sia la prevenzione, alla base della quale c’è la promozione di un clima culturale, sociale ed emotivo in grado di scoraggiare sul nascere i comportamenti di prevaricazione e prepotenza. Nei bambini bisogna promuovere la conoscenza reciproca, favorire l’autostima, insegnare l’apertura verso la diversità e il rispetto degli altri, insegnare ad affrontare i conflitti invece di negarli, spiegare l’importanza del rispetto di regole di convivenza condivise.
Riconoscere il bullismo non è sempre facile. Da parte dei genitori è necessario ascoltare ed osservare i ragazzi.
Se un genitore ha il sospetto che il proprio figlio sia vittima o autore di episodi di bullismo, la prima cosa da fare è parlare e confrontarsi con gli insegnanti, e organizzare insieme una strategia condivisa per porre fine alle prevaricazioni.
Ischia, 6 marzo 2019
Alessio Romeo
