Dal Bullismo al Cyberbullismo nell’era digitale

Cari lettori spesso documentandoci sulle notizie del giorno, ci sembrano distanti le realtà di cui prendiamo visione, ma spesso sono più vicine di quanto potessimo immaginare. Alcuni di noi avranno sentito la notizia del 16 settembre scorso, quando alla Moreno Valley Landmark Middle School in California, uno studente di 13 anni dopo essere stato pestato ha battuto la testa ed è morto.

Un altro episodio spiacevole da ricordare è quello accaduto la notte tra il 4 e il 5 gennaio del 2013, quando Carolina Picchio, 14enne, si lanciò dalla finestra di casa dopo essere stata vittima di episodi di cyberbullismo.

Insieme a voi, senza rendere questo articolo un saggio di studio, voglio accendere una lampadina su questo argomento poiché questo fenomeno viene sottovalutato o si tenta di agire quando ormai è troppo tardi. La settimana scorsa abbiamo affrontato il tema del bullismo, mentre questa settimana affronteremo un fenomeno molto più ampio, il cyberbullismo.

Oggi la tecnologia consente ai bulli di infiltrarsi nelle case delle vittime, di materializzarsi in ogni momento della loro vita, perseguitandole con messaggi, immagini, video offensivi inviati tramite smartphone o pubblicati sui siti web.

Il bullismo diventa quindi cyberbullismo.

 

Il cyberbullismo può essere definito come un insieme di azioni aggressive e intenzionali poste in essere da una singola persona o da un gruppo, realizzate mediante strumenti elettronici (sms, mms, foto, video, email, chat rooms, istant messaging, siti web, telefonate), il cui obiettivo e quello di provocare danni ad un coetaneo incapace di difendersi.

Il cyberbullismo, rappresenta una vera e propria emergenza sociale (il 34% del bullismo è online) e i dati raccolti negli ultimi anni confermano l’incidenza del fenomeno.

Da una ricerca europea svolta nell’ambito dell’ ”Europe Anti-Bullying Project” – su un campione di ragazzi provenienti da 6 Paesi EU-  e in Italia da Telefono Azzurro – su un campione rappresentativo a livello nazionale, composto da studenti di diverse scuole secondarie di I e II grado – è risultato che il 15,9% dei ragazzi italiani è vittima di bullismo, online o offline.

Ciononostante, il reale impatto del cyberbullismo è spesso sottovalutato.

Il 18 maggio del 2017 è stata approvata la legge 71/2017 a tutela dei minori per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo; questa legge riguarda in modo ampio diversi comportamenti che possono esserne espressione: diffamazione, ricatto, molestia, trattamento illecito di dati personali, furto d’identità, denigrazione…

La legge, inoltre, dà alla scuola un ruolo importante nella prevenzione e nella gestione degli atti di cyberbullismo.

Le scuole hanno il compito di promuovere l’educazione all’uso consapevole della rete internet e l’educazione ai diritti e ai doveri legati all’utilizzo delle tecnologie informatiche. Nella legge si indica che la succitata educazione è trasversale alle discipline del curricolo e può concretizzarsi tramite appositi progetti, aventi carattere di continuità tra i diversi gradi di istruzione ed elaborati singolarmente o in rete, in collaborazione con enti locali, servizi territoriali, organi di polizia, associazioni ed enti. La scuola, inoltre nella persona del dirigente scolastico deve informare tempestivamente, qualora venga a conoscenza di atti di cyberbullismo che non si configurino come reato, i genitori dei minori coinvolti (o chi ne esercita la responsabilità genitoriale o i tutori).

Bullismo Cyberbullismo
I bulli di solito sono studenti o compagni di classe (persone conosciute dalla vittima). I Cyberbulli possono essere anonimi.
I testimoni delle azioni di prepotenza e di aggressività sono solamente i membri di un determinato ambiente (scuola, parco giochi) e restano circoscritte da uno spazio. Il “materiale” usato dai cyberbulli può essere diffuso in tutto il mondo.
Si riscontra un certo tipo di disinibizione sollecitata dalle dinamiche di gruppo. Qui è presente un altro tipo di disinibizione: il bullo virtuale tende a fare ciò che non avrebbe coraggio di fare nella vita reale.
Il bullo tradizione ha bisogno di dominare le relazioni interpersonali correlate con la visibilità, ovvero, della presenza reale del bullo. Il cybebullo si approfitta della presunta invisibilità (ogni computer lascia le “impronte” che possono essere identificate dalla polizia postale) attraverso la quale vuole ugualmente esprimere il proprio potere e dominio.
Si osserva una chiara presenza di feedback tra la vittima e il suo oppressore, alla quale non presta sufficiente attenzione (consapevolezza cognitiva ma non emotiva). Il bullo virtuale non vede le conseguenze delle proprie azioni, e proprio questo può ostacolare in lui la comprensione empatica della sofferenza provata dalla vittima.
Si può riscontrare piuttosto facilmente la deresponsabilizzazione, del tipo: “non è colpa mia, stiamo scherzando”. Nel cyberbullismo si può, invece, rilevare anche i processi di depersonalizzazione, dove le conseguenze delle proprie azioni vanno prescritte agli avatar.
Nel bullismo tradizionale, sono solo i bulli ad eseguire comportamenti aggressivi. Nel bullismo virtuale, anche la vittima nella vita reale o di un basso potere sociale può diventare il cyberbullo.
Nel bullismo tradizionale il pubblico è passivo. Nel caso di cyberbullismo gli spettatori possono essere passivi ed attivi (partecipando o diffondendo).

Ma come possiamo accorgerci se nostro figlio è vittima di cyberbullismo o di bullismo? Alcuni segnali di chi è vittima possono essere:

  • Trovare scuse per non andare a scuola o uscire da soli
  • Fare richieste frequenti di denaro
  • Essere molto tesi e piangere spesso dopo la scuola
  • Dormire male o bagnare il letto
  • Raccontare di non avere nessun amico
  • Rifiutarsi di raccontare cosa avviene a scuola o in altri luoghi frequentati dal ragazzo.

 

Se il proprio figlio è vittima di Cyber bullismo possiamo:

  • Decidere con il proprio figlio di cambiare mail o social network
  • Insegnare al proprio figlio a non dare corda al cyber bullo e avvisarlo che verrà denunciato alla polizia
  • Interrompere la comunicazione con il bullo
  • Se i fatti sono prolungati nel tempo e gravi contattare le Forze dell’Ordine (Polizia Postale, Carabinieri, Polizia Municipale, Polizia di Stato).

Concludo con dei piccoli consigli su come prevenire questo fenomeno.

  • Basate sulla fiducia il rapporto con i figli adolescenti

Comunicate in modo chiaro e leale, mostrandovi interessati al loro mondo e disponibili all’ascolto.

  • Controllate senza ledere la loro privacy

Supervisionate cosa guarda, con chi esce e che contenuti posta online. Questo è un lavoro che non può iniziare in adolescenza, ma deve cominciare fin da quando si regala il primo telefonino e, forse, anche prima distinguendo ciò che fa parte della sfera intima e privata, da ciò che si può raccontare e condividere; è necessario sviluppare un nuovo senso etico e del pudore che nell’era dei social deve essere ben chiaro per i più piccoli che spesso non distinguono la realtà reale da quella virtuale.

  • Controllate i contenuti

Controllate i contenuti in cui si viene taggati e scegliete insieme se si desidera o meno che siano condivisi (impostare quindi la privacy in modo che questo non avvenga senza un nostro consenso).

  • Riconoscete un profilo falso

Questo è molto importante per proteggere se stessi e la propria identità digitale.

  • Utilizzate il blocco

Bloccate chi vi infastidisce e/o pubblica contenuti che ritenete non appropriati.

  • Segnalate

Segnalate contenuti che vi infastidiscono o ledono la vostra sensibilità.

  • Impostate la privacy

Impostate la privacy di foto e altri contenuti in modo che questi non possano essere visti da soggetti indesiderati.

  • Utilizzate le password

Inserite password che non permettano a chiunque di aver accesso al proprio cellulare.

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