Internet Addiction e iperconnessione

Sebbene le dipendenze principali e più conosciute siano quelle relative alle droghe, esiste un altro gruppo di dipendenze legate ad oggetti o attività non chimiche: “le dipendenze comportamentali” da alcuni chiamate New Addiction.

Bisogna prima chiarire cosa si intende per dipendenza. La stessa può essere definita come un disturbo primario e cronico, determinato da fattori genetici, psicosociali e ambientali, caratterizzato principalmente da mancanza di controllo, compulsività, smisurato desiderio, relativi al ripetersi dell’uso di sostanze, di attività e di interazioni con altri individui, nonostante le conseguenze negative che ne derivano. (Couyoumdjian, Baiocco, Del Miglio, 2006)

Queste nuove tipologie comprendono tutte quelle forme di dipendenza nelle quali non è implicato l’intervento di alcuna sostanza chimica.

Al giorno d’oggi possiamo dire che siamo diventati tutti, anche nostro malgrado, tecnodipendenti non potendo fare a meno di strumenti e apparecchiature tecnologiche che si distribuiscono lungo una scala molto vasta che va dalle quotidiane situazioni domestiche e lavorative ad esperienze ed esigenze in ambiti scientifici o culturali molto ristretti.

Con il trascorrere degli anni e l’evolversi della tecnologia si abbassa vertiginosamente l’età di utilizzo. Tra i ragazzi della fascia tra gli 11 e i 13 anni, infatti, l’età media è scesa di un anno per quanto riguarda l’uso del primo cellulare e l’accesso a internet nonché l’apertura del primo profilo social, che si aggira intorno ai 9 anni.

Gli adolescenti quindi sono sempre più iperconnessi, circa 5 su 10 dichiarano di trascorrere dalle 3 alle 6 ore extrascolastiche con lo smartphone, il 16% dalle 7 alle 10 ore, mentre il 10% supera abbondantemente la soglia delle 10 ore.

Se calcoliamo che il 63% lo utilizza anche a scuola durante le lezioni, significa che la maggior parte di loro vive connesso alla rete.

Inoltre molti adolescenti trascorrono numerose ore notturne sui social media (fenomeno denominato “vamping”), e questa sembra diventata una vera e propria abitudine, tanto che 6 adolescenti su 10 dichiarano di rimanere spesso svegli fino all’alba a chattare, parlare e giocare con gli amici o con la/il fidanzata/o, rispetto ai 4 su 10 nella fascia dei preadolescenti.

La tendenza che accomuna tutti i ragazzi è di tenere a portata di mano il telefono quasi tutto il giorno, notte compresa. Il 15% degli stessi si sveglia durante la notte per leggere le notifiche e i messaggi che arrivano sullo smartphone per non essere tagliati fuori. Tale patologia legata all’abuso dell’utilizzo dello smartphone prende il nome di fomo – fear of missing out.

Questi comportamenti vanno ad influenzare negativamente la qualità e la quantità del sonno, con conseguenze nocive per l’organismo andando ad interferire anche sulle attività quotidiane dei ragazzi. Ciò determina importanti difficoltà di concentrazione e di attenzione che gravano sul rendimento scolastico, favoriscono l’insorgenza di stati ansiosi, intaccando l’umore e gli impulsi.

Da qui nasce la Nomofobia da No-mobile-phone, la nuova fobia legata all’eccessiva paura/terrore di rimanere senza telefono, senza connessione ad internet o al 4G. Quasi 8 adolescenti su 10 hanno paura che si scarichi il cellulare o che non gli prenda quando sono fuori casa.

Come se tutto ciò non bastasse, i ragazzi possono imbattersi nella dipendenza da Internet (Internet addiction disorder), un disturbo da mancato controllo degli impulsi che ha origine dall’eccessivo utilizzo di Internet:

  • come fonte per scaricare e condividere materiale pornografico (dipendenza cyber-sessuale);
  • come fonte esclusiva per le proprie relazioni sociali (dipendenza cyber-relazionale);
  • per la ricerca e l’organizzazione di informazioni (sovraccarico cognitivo);
  • per lo svago (net gaming e giochi al computer).

In particolare l’adolescente avendo un’identità ancora fluida sente il bisogno di rifuggire da una definizione di sé. L’utilizzo di internet e di uno pseudonimo gli consente di creare una persona on line, una maschera creando un’interfaccia tra sé e gli altri.

A tal proposito introduciamo l’argomento dei social networks, moderni strumenti di interazione fra gli utenti, ormai largamente usati nella rete, per pubblicare contenuti e creare reti di contatti, fra persone già di nostra conoscenza ed eventualmente per creare nuove amicizie.

Al giorno d’oggi sono tantissimi gli utenti della rete che utilizzano quotidianamente questi strumenti. Sono semplici da usare, ci tengono in contatto con i nostri amici e ci aiutano a trovarne di nuovi.

I nomi dei cosiddetti “social” sono più o meno noti: FacebookTwitterWe ChatTelegram,  MessengerSnapchatHangouts ecc. Tutti insieme contano centinaia milioni di utenti sparsi per il pianeta e la loro crescita sembra inarrestabile.

Ognuno di questi strumenti ha caratteristiche proprie e diverse finalità di utilizzo. Ad esempio Facebook punta tutto sulle amicizie, Twitter è un cosiddetto “microblogging” che ha come obiettivo la condivisione di pensieri e stati d’animo, Last.fm confronta i nostri gusti musicali con quelli dei nostri amici, Youtube e Flickr condividono rispettivamente video e immagini. Insomma ce n’è per tutti i gusti, per non parlare del resto degli altri social più o meno noti: dai gusti musicali o letterari, fino alle esperienze di lavoro, qualsiasi aspetto riguardante i nostri interessi e più in generale della nostra vita può essere confrontato e condiviso con gli altri.

La varietà offerta da questi servizi ci porta a fare una prima riflessione: tutti questi strumenti, offrono potenzialmente un profilo molto preciso di chi noi siamo, e le nostre informazioni, anche quelle private, possono essere a disposizione di tutti, o almeno degli utenti che si sono registrati a quel servizio.

Come prima semplice regola, quando utilizziamo un qualsiasi social, dobbiamo decidere quante informazioni personali pubblicare sul nostro profilo e in che modo condividerle. Tutti i social, infatti, permettono di modificare le impostazioni relative alla privacy.

Ma soprattutto la regola base che dovremmo tenere a mente sarebbe quella di inserire nella nostro rete dei contatti solo le persone che conosciamo anche nella vita “reale”. Poiché non solo pubblichiamo aspetti riguardanti la nostra vita, ma la riconduciamo chiaramente a noi stessi, in modo univoco ed evidente.

Dobbiamo selezionare i nostri contatti, valutando attentamente sia le amicizie che ci vengono richieste, sia quelle che siamo noi a richiedere cercando di capire chi sia il nostro nuovo contatto ed eventualmente eliminarlo in un secondo momento se proprio non ci convince.

Teniamo a mente un altro aspetto. Non tutti sono chi dicono di essere. In rete sono possibili i furti d’identità, dovuti anche a forme di “cyberbullsimo” (ad opera magari dei compagni di classe dell’utente che stiamo aggiungendo nelle nostre amicizie) che mirano a danneggiare o semplicemente a prendere in giro la vittima di turno. In poche parole, il contatto che aggiungiamo ai nostri contatti, in alcuni casi, potrebbe essere un falso profilo.

Quando interagiamo con questi strumenti, in realtà ci stiamo relazionando soprattutto con le altre persone, che come noi popolano quella community.

Come in qualsiasi contesto, reale o virtuale che sia, il rispetto degli altri e l’utilizzo di un linguaggio adeguato è molto importante. È bene ricordarsi sempre di non utilizzare un linguaggio offensivo, e non creare o aderire a gruppi che incitano all’odio nei confronti di particolari categorie di persone.

A volte può anche capitare che possiamo ferire la sensibilità altrui anche senza volerlo. Immaginiamo di pubblicare (o taggare) immagini di nostri amici che questi non vorrebbero rendere pubbliche, oppure prendere in giro qualcuno in rete, per qualcosa che ha fatto o che ha detto. E’ molto facile in un simile contesto, pur non avendo cattive intenzioni, incappare in comportamenti spiacevoli che possono avere ricadute concrete nella vita di tutti i giorni.

Pensiamoci quindi sempre due volte, prima di pubblicare qualcosa che riguarda fatti privati di un’altra persona, che sia nostra conoscente o meno.

Infine se decidiamo di non utilizzare più un determinato social, ricordiamoci almeno di chiudere il nostro account.
In particolare facciamo caso a quali opzioni di disattivazione sono offerte dal servizio. Spesso le procedure di chiusura del nostro account non sono così immediate, perché ovviamente i social non hanno di solito l’interesse a che si abbandoni il loro software. In particolare impariamo a distinguere fra “disattivazione” e “cancellazione”: la prima “sospende” semplicemente il nostro account, i nostri dati vengono conservati nei server del social in questione, e può essere sempre riattivato in un secondo momento, la seconda invece implica la chiusura definitiva dell’account e la perdita di tutti i dati da noi inseriti nel nostro profilo. Di solito cancellarsi definitivamente può risultare più difficile, perché la voce di cancellazione può essere nascosta fra le opzioni del servizio.

Alcuni consigli finali

1) utilizziamo password diverse se si utilizzano più social. E soprattutto creiamo una password che solo noi possiamo ricordare, quindi evitiamo nomi generici facilmente reperibili da altri.

2) non passiamo troppe ore davanti al pc. Passare molto tempo all’interno dei social network può portare ad isolarci dagli altri.

3) non pubblichiamo materiale (ad esempio immagini e video) di cui non conosciamo la provenienza. Data la natura della rete, è facile pubblicare inconsapevolmente materiale coperto da diritto d’autore e incappare in sanzioni.

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