Grooming, la nuova frontiera dell’adescamento

Ogni anno si rinnovano gli avvisi su un corretto utilizzo della rete informatica e delle sue risorse ma ancora oggi, molti di noi non utilizzano i social nel modo in cui suggeriamo nella pagina qui, non sapendo che gli stessi nascondono anche diversi pericoli, uno su tutti quello di diventare vittime di adescatori o pedofili. L’adescamento online di minore consiste in una manipolazione psicologica che alcuni adulti possono effettuare per indurre bambini e adolescenti a superare la proprie resistenze emotive e instaurare con loro una relazione intima, anche sessualizzata, attraverso l’uso dei social.

Tra le motivazioni che spingono i ragazzi a “fidarsi” della Rete troviamo:

– Anonimato: interagire attraverso il web permette ai giovani di regolare la quantità di dati personali che vengono resi noti all’altro, di osare di più e mostrare il lato meno timido ed insicuro, di testare i primi approcci.

– Adattabilità: può essere modellata la presentazione che si fa agli altri di sé. Il web consente di mostrare il lato di noi che preferiamo, dando una migliore impressione, calibrandola in base ai propri desideri e a quelli dell’altro.

– Accessibilità: Internet è privo di limiti spazio-temporali. L’adolescente può facilmente incontrare nuovi amici e nuovi partner; il giovane è libero di scegliere quali gruppi frequentare, senza dover rendere necessariamente conto agli adulti.

 

Quando una persona adulta mette in pratica una serie di comportamenti specifici e seduttivi nei confronti di un minore, senza che quest’ultimo ne sia consapevole, con il fine di sfruttarlo sessualmente, questo fenomeno viene definito grooming.

Nonostante il fenomeno abbia catalizzato l’interesse dei media solo con l’avvento delle nuove tecnologie, gli esperti indicano come l’adescamento sia in realtà un problema che si riscontra da molto tempo nella nostra società.

Anche se si configurano come molto simili e spesso compresenti, non è necessario che l’adescamento online implichi un abuso nell’offline. In ogni caso, il grooming è il mezzo tramite il quale il potenziale abusante cerca di raggiungere il fine del soddisfacimento di fantasie sessuali, sia esso reale o virtuale.

Le tempistiche e lo stile di approccio del grooming variano in base alle caratteristiche del singolo abusante. Internet contribuisce a rendere maggiormente accessibili le vittime, senza muoversi da casa e mantenendo l’anonimato e l’invisibilità.

Tali caratteristiche porterebbero i potenziali abusanti a distaccarsi dal mondo reale, facendoli sentire più disinibiti e meno vulnerabili, in una dimensione di sottovalutazione dei rischi e delle conseguenze.

 

I groomers adoperano abitualmente alcuni mezzi di uso frequente nei ragazzi per entrare in connessione con il minore:

  • i social network,
  • le app di instantmessaging,
  • le piattaforme di gioco online

 

Le vittime di adescamento online non sempre sono consapevoli di ciò che accade o lo diventano troppo tardi.

L’avvicinamento e l’instaurarsi di un rapporto non sono inizialmente vissuti come disturbanti e tossici; la lentezza del processo fa sì che il minore si abitui e si affidi. Quandol’abusante riesce ad attirare la vittima in situazioni sessuali, spesso la dipendenza è già consolidata.

Può essere in questo caso molto difficile trovare conforto negli altri e chiedere aiuto, per la paura dei ricatti, del giudizio esterno, ai quali si aggiungono i sensi di colpa e la vergogna.

 

A dimostrazione di tutto questo, prendiamo ad esempio uno degli ultimi casi accaduti in cui un pedofilo adescava ragazze tramite l’utilizzo dei social media. Si trattava di un quarantenne di Padova che adescava ragazze molto giovani usando soprattutto Instagram. Nei mesi scorsi l’uomo aveva tentato di sedurre su Instagram una bambina di 10 anni della provincia di Imperia. A darne notizia l’account Facebook “Una vita da social” gestito dalla Polizia di Stato. L’arresto è avvenuto grazie alla collaborazione degli uomini del Compartimento della polizia Postale della Liguria con quello del Veneto.

I nuovi luoghi di adescamento da parte dei pedofili sono anche i videogiochi online. Ormai sono in aumento i casi su piattaforme che ad oggi contano milioni di utilizzatori. Nelle ultime indagini della polizia postale, è emerso che gli autori delle condotte illecite allo scopo di ottenere file video e foto di nudo dei loro interlocutori minorenni abbiano talvolta offerto a questi ultimi ricariche utili ad acquistare dei cosiddetti skin, ossia aggiornamenti del gioco che consentono un miglioramento della grafica, dell’audio e di altri servizi che aiutano ad avanzare nel gioco.

In questo caso, il videogame è “Fortnite”, un vero fenomeno sociale con milioni di iscritti, che ha bruciato record di guadagni e consensi. Videogioco con competizioni mondiali con montepremi che si aggirano a milioni di dollari. Sono però molte le piattaforme di gioco on line esistenti e il metodo dei pedofili è sempre lo stesso. L’adescatore si iscrive e inizia a cercare le sue vittime, giocando insieme agli altri. In una prima fase, c’è un approccio con i ragazzini attraverso la chat del videogioco, per poi spostarsi velocemente su altre piattaforme di messaggistica privata. Ed è in quel momento che il pedofilo carpisce la fiducia del ragazzino, ascoltandone i problemi e ponendosi come un prezioso “amico grande” cui raccontare tutto senza timidezze o paure: il rapporto si fa sempre più esclusivo («non dire a nessuno che ci sentiamo, teniamocelo per noi»), con messaggi che arrivano a tutte le ore del giorno e della notte.

L’adescatore, cerca poi di capire fino a che punto può spingersi e quanto rischi di essere scoperto (chiedendo, ad esempio: «usi solo tu il telefonino?»). Una volta appurata la mancanza di vigilanza da parte della famiglia, i messaggi diventano più allusivi, sino ad arrivare alla richiesta esplicita di immagini e di video. A volte avviene poi una richiesta di incontro “dal vivo”, ma non sempre accade e la pedofilia si continua a consumare in rete.

 

Per combattere questo fenomeno, bisogna conoscere bene le fasi del fenomeno dell’adescamento in rete

  • Fase dell’amicizia: l’adescatore virtuale effettua ripetuti contatti di socializzazione. Stabilisce il contatto condividendo all’inizio interessi comuni come ad esempio musica, attori o attrici preferiti, hobby ecc. e si mostra come premuroso e attento ascoltatore. L’avvicinamento è graduale, non punta subito all’esclusività ma getta le basi per cogliere il maggior numero di informazioni possibili.
  • Fase del risk-assessement: dopo aver stabilito i primi contatti in chat-room o social network, il potenziale abusante cerca di capire a quale livello di privacy si sta svolgendo la conversazione con il bambino o l’adolescente. Alcune delle domande che rivolge potrebbero quindi essere, dove è situato il computer in casa, se i genitori sono presenti, se sta utilizzando il proprio smartphone o tablet e così via.
  • Fase dell’esclusività: quando l’adulto è sicuro di non correre il rischio di essere scoperto, inizia la fase dell’esclusività che rende impenetrabile la relazione ad esterni contando soprattutto sulla dimensione del segreto.
  • Fase della relazione sessualizzata: è proprio in questo momento che i ragazzi corrono il rischio di scambiare immagini, anche a sfondo sessuale esplicito, o di incorrere nella richiesta di un incontro offline. Le stesse immagini, i video o i testi inviati dalla persona minorenne, possono in seguito essere utilizzati in forma ricattatoria nel caso di un eventuale rifiuto nel continuare il rapporto online o nell’avviare una vera e propria relazione sessuale offline.

 

Ecco alcuni consigli se sei un adulto e sospetti di trovarti di fronte a un caso di adescamento di minorenni online:

  • Rivolgersi prima possibile alla Polizia Postale ad altri presidi di Polizia (Questura, Commissariati di Polizia di Stato o Caserme dei Carabinieri);
  • Tenere traccia di tutti i contatti intercorsi, salvando le conversazioni anche attraverso gli screenshot delle chat;

Se si percepisce un rischio per il benessere psicofisico delle persone minorenni coinvolte è bene rivolgersi ad un servizio di supporto psicologico anche passando per una consultazione presso i servizi territoriali di riferimento (Consultori Familiari, Servizi di Neuropsichiatria infantile).

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