Violenza di genere ai tempi del covid-19. Un’emergenza nell’emergenza.

da | Apr 14, 2020 | Articoli, Blog

Le misure di contenimento del COVID-19 ci costringono a condividere con i nostri familiari e conviventi, senza interruzione, spazi fisici ed emotivi che possono esasperare alcuni aspetti negativi della nostra personalità e creare in alcuni casi dei conflitti.

Fenomeno vero e drammatico in quelle situazioni di convivenza familiare già caratterizzate da violenza psicologica, verbale o fisica. Basti pensare alle molte donne che già in situazioni “normali” sono costrette a subire violenze da parte dei loro partner o dei loro mariti. Una prolungata convivenza forzata con il partner maltrattante non può che esasperare la già difficile situazione in cui si trovano.

Per molte donne (e figli) anche se stare a casa è la cosa giusta da fare in questo momento, questo non è sinonimo di sicurezza. Paradossalmente, per chi è vittima di violenza domestica è più pericoloso restare a casa che uscire di casa. Per queste donne il pericolo non viene da fuori ma da dentro.

donna triste che sorride

Se stare a casa è obbligatorio per tutti, in questa emergenza che stiamo vivendo, per certe donne non può che aggravarsi. Come chiedere aiuto quando si è costretti a convivere ventiquattro ore al giorno con un uomo violento? È facile essere scoraggiate dal prendere l’iniziativa quando si è guardati a vista dalla persona che ti maltratta e gli spazi per la privacy si riducono al minimo. E’ difficile e frustrante interrompere una situazione di violenza con una pandemia in corso.

In questo momento di silenzio nelle nostre città dovremmo prestare ancora più attenzione ai segnali, molte volte deboli, che provengono dalle case dei nostri vicini perché in certi casi “curarsi” dei vicini può fare la differenza tra la vita e la morte di una donna.

Come si può rompere l’isolamento delle vittime? Cosa si può fare di concreto? Cosa può fare una donna che si trova a condividere giorno e notte lo spazio fisico con il proprio partner violento?

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Coppie e famiglie che prima riuscivano a gestire i loro conflitti, ora, dopo settimane di convivenza senza uscite, danno i primi segni di cedimento.

Lo sanno bene le nostre operatrici del PUNTO D Centro Ascolto Donna di Ischia. Non abbiamo mai interrotto il nostro fondamentale servizio, attivo 24 ore su 24.

Privilegiati in questo periodo i colloqui telefonici, ma in casi gravi e di emergenza rimane possibile un appuntamento de visu (con tutte le precauzioni del caso) e nei casi limite si provvede con l’aiuto dei CAV e delle forze dell’ordine a trovare un alloggio fuori dall’isola.

Stiamo ricevendo tantissime telefonate, anche se in orari più strani, perché sono quelli in cui le donne riescono a ritagliarsi qualche minuto per chiamarci sfuggendo all’attenzione di una casa ormai sempre affollata.

Prima rispondevamo alle telefonate e solo in rari casi eravamo noi a cercare le donne.

messaggi al telefono

Ma da qualche settimana, invece, siamo noi a telefonare alle donne che ci avevano già rappresentato situazioni di tensione.

Lo facciamo discretamente, attraverso messaggi generici che, se letti dal maltrattante, non creano sospetti.

Basta un piccolo segno di risposta per essere tranquille. A volta le donne comunicano con noi con una semplice emoji sui messaggi al cellulare e da quella noi capiamo come stanno andando le cose in quella famiglia /coppia.

Inutile dire che per quanto si prova a evitare determinate situazioni non sempre si riesce. Per chi non vuole allontanarsi da casa e ha ancora paura di denunciare, ci teniamo però a far sapere che possono chiedere aiuto e supporto psicologico in qualsiasi momento.

Punto D tel 3484928999

Si può lasciare anche un messaggio su whatsapp o una semplice faccina triste. E capiremo subito di cosa si tratta.

Rimanendo ovviamente sempre attivo il numero nazionale antiviolenza 1522.

Alessio Romeo

Dott.sa Cristina Rontino