La Cybersecurity come strumento per contrastare il crimine in rete

Sentiamo spesso parlare di Cybersecurity, sicurezza informatica, ICT security e IT security, eppure non conosciamo il loro utilizzo nella lotta contro il crimine online.

Prima di tutto occorre fare chiarezza!

Il termine Cybersecurity è stato diffuso dal National Institute of Standards and Technology (NIST), agenzia del Governo degli Stati Uniti, che si occupa principalmente di proteggere dagli attacchi (interni ed esterni) dei vari sistemi informatici tra cui il computer e gli smartphone.

Ovviamente le categorie sono differenti e, per ognuna di esse, la Cybersecurity trova applicazione specifica: sicurezza delle informazioni(a tutela della privacy), sicurezza in rete, sicurezza delle applicazioni e molto altro ancora.

Lo stesso termine sicurezza racchiude, spesso, dei significati completamente diversi: gli inglesi distinguono “Security”(protezione da minacce e attacchi deliberati), da “Safety”(protezione dai rischi o incidenti fortuiti). Utilizzare dei termini specifici in ambito informatico è fondamentale per permettere la soluzione di un problema attraverso lo strumento più efficace.

Ma che cosa c’entra il crimine con la Cybersecurity?

Per rispondere a questa domanda devo illustrarvi le varie tipologie di minacce a cui la Cybersecurity fa fronte:

  • IL CYBERCRIMINE (meglio conosciuto come CYBERCRIME)
  • I CYBERATTACCHI
  • IL CYBERTERRORISMO

Soffermandoci sul Cybercrime possiamo facilmente intuire come questa azione criminale sia effettivamente una vera e propria minaccia, in quanto invisibile e capace di espandere le proprie radici in qualsiasi direzione (I famosi pirati informatici per intenderci).

Ora immaginatevi Jack Sparrow sotto forma di Hacker che tenta di accalappiare più guadagni possibili, attraverso attività criminose, estorcendo denaro o più semplicemente acquisendo informazioni private degli utenti. L’evoluzione tecnologica e lo sviluppo delle piattaforme capaci di creare una fitta rete telematica hanno portato ad un nuovo modo di fare economia: le attività di e-commerce, home-banking o di trading online, hanno rivoluzionato il nostro modo di usufruire dei servizi finanziari, di effettuare spostamenti di denaro comodamente dal nostro smartphone. Tutto questo, però, ha anche alimentato le attività illecite, gli hacker più esperti sono in grado di estrapolare ogni tipo di informazione privata, come le nostre password o numeri delle nostre carte di credito.

Ovviamente, il nostro ordinamento ha previsto delle vere e proprie normative per contrastare il fenomeno sempre più diffuso del Cybercrime: la legge 23 dicembre del 1993, n.547, in particolare, ha apportato delle  modifiche alle norme del codice penale e del codice di procedura penale in tema di criminalità informatica.

Gli attacchi informatici, però, non hanno come unico obbiettivo quello economico, ma, spesso, vengono utilizzati per trarne un qualche profitto politico. Il noto documentario di Jeff Orlowski, “The Social Dilemma”, racconta i retroscena dei social media, mostrando al mondo intero come sia facile “manipolare a livello inconscio” l’utente attraverso il semplice utilizzo dei social.

Nonostante internet abbia cambiato per sempre il nostro stile di vita, favorendo in molti casi l’evoluzione della nostra cultura, oggi sembra aver trovato differenti avversari difficili da combattere: hacker, Fake news, denaro e politica.

Secondo Tristan Harris, co-fondatore del Center for Humane Technology ed ex Google Design Ethicist:

“Non è la tecnologia ad essere una minaccia esistenziale, ma l’abilità della tecnologia di tirare fuori il peggio dalla Società, ed è la parte peggiore della Società ad essere la minaccia esistenziale!”.

Alla luce di queste affermazioni come possiamo utilizzare la tecnologia in maniera sicura? Come possiamo impedire ai criminali informatici di utilizzare i nostri dati? Come possiamo vivere senza essere costantemente bombardati da fake news e da logaritmi capaci di compromettere le nostre scelte quotidiane?

A tutte queste domande non è stata data una vera risposta, ma gli esperti sono concordi nell’affermare che una possibile soluzione potrebbe essere data dalla legge, attraverso una regolamentazione sulla privacy digitale. Applicare delle restrizioni sull’acquisizione dei dati sensibili, alimentare la cybersecurity e tutti gli altri strumenti capaci di eliminare gli attacchi degli Hacker, permetterebbe agli utenti di utilizzare internet ed i social media con più sicurezza.

Non possiamo tornare indietro, ma possiamo imparare a convivere con queste nuove tecnologie. Siamo in grado di superare queste barriere digitali, muri invisibili capaci di portarci verso il declino culturale e sociale. Dobbiamo solo ricordare a noi stessi che, ogni tanto, sarebbe opportuno accendere il cervello e spegnere il computer.

Silvia Morreale

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