Intervista doppia agli attori della B.A.L.E. Academy

da | Apr 19, 2021 | Articoli, Blog

Esattamente dieci giorni fa abbiamo presentato la B.A.L.E. Academy, fondata dalla Dott.ssa Valeria Rossi, delineando gli obiettivi e le caratteristiche che hanno reso questa Accademia unica nel suo genere. I professionisti che ne fanno parte, però, non sono solo Criminologi degni di nota ed Esperti in sicurezza, ma sono anche veri e propri Attori. Io ed Alessio abbiamo fatto due chiacchiere con Claudio Crisafulli ed Andrea Verticchio.

Claudio Crisafulli, siciliano, classe 1989. Durante una fase adolescenziale turbolenta va alla ricerca del suo vero io, finché non trova, nell’arte, quel fuoco capace di farlo sognare ad occhi aperti. Pervaso dalla passione per la danza, il canto e la recitazione, Claudio lascia la sua città natale, Milazzo, per andare a vivere a Roma. Continua il suo percorso formativo e professionale, spaziando dal musical al teatro, fino ad approdare alla tv e al doppiaggio. Un cammino, questo, che continua a percorrere tra difficoltà e soddisfazioni.

 

Claudio, la tua esperienza come attore ti ha permesso di entrare a far parte del Team B.A.L.E Academy. Puoi raccontarci brevemente il tuo ruolo all’interno dell’Accademia?

Il mio ruolo consiste essenzialmente nel mettere a disposizione la mia figura professionale di attore per simulazioni. Simulazioni con cui i corsisti possono cimentarsi in diverse situazioni, al fine di saperle gestire nella realtà e nei loro diversi settori operativi.

Simulare la figura del “mitomane” nel programma di negoziazione, deve essere stato molto difficile. Quali sono state le tue sensazioni?

Calarsi nei panni di un mitomane, cosi come in quella di qualsiasi altro personaggio, è un’operazione molto delicata. Occorre studiare perfettamente un tipico profilo psicologico-comportamentale e cercare di rimanervi fedele il più possibile. Diversamente da un’improvvisazione, come si direbbe in gergo attoriale; la differenza qui sta nell’avere un pubblico attivo con cui devi interagire e di cui devi riconoscere eventuali errori o meriti, contemporaneamente, in base a quelli, cambiare la risposta del personaggio.

La figura dell’attore, all’interno di un percorso formativo come questo, permette agli studenti di vivere a pieno il punto di vista della vittima, dell’offender e degli eventuali complici. Pensi che sia questo il fattore vincente di B.A.L.E.?

Probabilmente si. Potersi calare in una sorta di realtà simulata credo che stimoli il nostro cervello e la nostra memoria sensoriale in modo molto più completo. Leggere su un libro un protocollo comportamentale e procedurale è sicuramente un’esperienza sufficiente, ma poco esaustiva per una preparazione adeguata in questo settore.

Ultima domanda: cosa ti ha lasciato questa esperienza e cosa ti aspetti per il futuro?

 Questa esperienza mi ha permesso di imparare sempre qualcosa di nuovo, cosa fondamentale per la mia professione. Mi aspetto di poter continuare questo progetto con lo stesso entusiasmo con cui l’ho iniziato e di poter crescere, sia come persona che come artista. In questo caso, nel mio ruolo di simulatore, come direbbe Paul Klee, cercando di rendere visibile ciò che non sempre lo è.

 

Andrea Verticchio è un vero stacanovista. Studia recitazione da quando aveva 6 anni ed inizia il suo percorso come attore di teatro per poi passare al cinema. La voglia di migliorarsi è tanta, così, Andrea, decide di proseguire gli studi in produzione cinematografica, presso l’Università di Roma. La sua passione per il mondo del cinema, legata a quella per le lingue, lo porterà a fare diverse esperienze all’estero, ma questo, come dice lui, è solo l’inizio.

Andrea, quali sensazioni hai provato ad interpretare il ruolo della vittima all’interno delle simulazioni di Extreme Training?

Sicuramente la prima sensazione è stata quella di avere molta responsabilità, quando interpreti questo tipo di ruolo, in un contesto che sia comunque simile, devi dare il massimo. L’aspettativa è altissima, lo studente deve capire cosa prova la vittima, deve sentire e percepire ogni emozione. Se la mia interpretazione risulta esagerata, si rischia di buttare tutto il lavoro fatto. La vittima deve risultare vera al 100%, affinché la paura, l’ansia, la rabbia, la solitudine e tutte le altre emozioni provate dal soggetto, riescano in qualche modo a insinuarsi nella mente di chi lo osserva.

Sei un ragazzo molto giovane, eppure la tua bravura ha saputo stupire la Dottoressa Valeria, fondatrice di B.A.L.E. Academy. Cosa si nasconde dietro l’interpretazione di un personaggio e qual è il ruolo che più ti si addice?

Parlando personalmente per esperienza lavorativa e malgrado il mio aspetto fisico, ho sempre interpretato ruoli duri, come ad esempio quello del bullo. Quando devo interpretare una persona lontana da me, ossia rude e senza scrupoli, riesco a far uscire il potenziale che ho dentro: mettermi nei panni di un soggetto totalmente diverso da me, mi permette di impegnarmi molto di più, poiché il lavoro richiede uno sforzo maggiore da parte mia. Valeria non solo mi ha dato fiducia, ma ha saputo arricchirmi personalmente. Abbiamo lavorato duramente ed io cercherò di dare sempre il massimo.

Cosa ti ha lasciato questa esperienza e quali sono i tuoi progetti e sogni futuri?

Questa esperienza mi ha lasciato tanta positività e tanta voglia di fare. E’ difficile lavorare in ambienti così stimolanti, poiché, spesso, a prevalere troviamo sempre la competizione. In B.A.L.E. Academy, invece, tutto questo non sembra esistere: il team è composto da vari professionisti, con ruoli e competenze differenti e questo permette non solo di migliorami, ma anche di confrontarmi con gli altri attori. C’è molta coesione e affiatamento, per non parlare della costante collaborazione, questo è davvero bellissimo. Il mio grande sogno è quello di poter proseguire nell’ambito della recitazione, ma non voglio diventare famoso. Sono sempre stato un ragazzo con tanti interessi ed ho sempre desiderato imparare a fare tanti mestieri differenti, ma questo ovviamente non è possibile. Arrivi ad un certo punto in cui ti tocca scegliere, ed è stato proprio questo a farmi capire che tipo di strada avrei dovuto perseguire: quella dell’attore. Recitare mi permette di vivere tante vite diverse, con sogni ed obiettivi totalmente differenti e credo che non esista un lavoro più bello di questo. Mettersi nei panni degli altri arricchisce te stesso e ti permette di vedere la vita da un punto di vista diverso.